METAMORFOSYS.0

                        di Vittoria Faro 

METAMORFOSYS ripercorre il mito ovidiano in una mutata forma, in una riscrittura scenica performativa, raccontando una nuova genesi dell’umanità proiettata in una delle possibili dimensione del futuro prossimo, quello in cui la realtà fenomenica soccombe alla sua immagine virtuale affidata alla Rete.
Cosa accadrebbe se il mondo per come lo conosciamo dovesse finire? Cosa resterebbe di noi? Che forma assumerebbe la nuova umanità? Che ruolo avrebbe la tecnologia? L’evoluzione tecnologica nella post modernità ha portato l’Uomo ad affidare alla Rete non solo informazioni, dati statistici e numerici, ma l’intero Sapere comune. E sempre più pensieri, ricordi, segreti, relazioni e sentimenti che in rete scambiamo o custodiamo. Il progetto nasce sotto forma di laboratorio grazie all'appoggio e il sostegno di MDA danza che ha voluto donare alla compagnia un periodo di residenza artistica presso l'Arco di Malborghetto dove il progetto e' stato presentato in formula non definitiva. A questo si e' aggiunta la conseguente partecipazione al Roma Fringe Festival 2017 che ha deciso di accogliere lo spettacolo in una realizzazione di 50'. L'atto performativo completo vedra' la realizzazione entro l'anno 2018 di altri due capitoli di 50' ciascuno.

PERFORMERS

DICONO DI NOI

Metamorfosys.0

di Silvia Mattina - smattina@periodicoitalianomagazine.it

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Metamorfosys.0, scritto e diretto da Vittoria Faro, è uno spettacolo che contiene riferimenti importanti al mondo della fantascienza, del mito e anche alla teoria quantistica dei campi (energia punto zero), per approdare verso una riflessione relativa a una modernità sempre connessa con la tecnologia: un ‘mix’ micidiale, anche per i più arditi del genere. L'indagine della Faro sul rapporto tra umanità e intelligenza artificialerisulta 'rafferma' in un’estrema lentezza dei gesti, che trasforma la leggerezza non superficiale dell'opera ‘ovidiana’ in una pièce che apre un varco all'universo virtuale, al non umano, alla vera trasgressione, al realismo. 

Volge quasi al termine il Roma Fringe Festival 2017, la grande festa del Teatro indipendente di Roma, arrivata alla VI edizione, che quest’anno è tornata dal 30 agosto al 23 settembre a Villa Mercede (San Lorenzo). In programma oltre 150 appuntamenti tra prime italiane e internazionali, nuove drammaturgie, stand up comedy, teatro civile, performance art e provocatori riadattamenti di grandi classici. È proprio all’intersezione di queste ultime due tipologie di proposte che incontriamo “Metamorfosys.0”, un lavoro di Vittoria Faro, che ci mostra una nuova umanità, l'inizio di un altro mondo libero ma schiavo, non più così umano, guidato da un dio/macchina chiamato MEMORIA.

METAMORFOSYS.0
ideazione e regia Vittoria Faro
con Luigi Biava, Cecilia Mati Guzzardi, Carola Wilson Ripani ed Elisabetta Ventura


In una cornice di palazzi gialli e rosso mattone, di lampioni e alberi che spuntano qui e là nella bella villa romana, i personaggi di “Metamorfosys.0” prendono vita all'improvviso, uscendo da involucri di plastica: sono tutti figli di nessuno, nudi, “cloni”, “prototipi” - ci spiega l'autrice - “esseri dotati di un corpo ma senza anima”. Potrebbero essere Deucalione e Pirra, unici superstiti di un terribile diluvio, potrebbero essere i primi due esseri viventi come Adamo ed Eva, potrebbero essere chiunque. Il luogo al quale approdano probabilmente li deluderà: un mondo virtuale dove ci si proietta nella realtà attraverso degli avatar, per sconfinarla, essere liberi di dar vita e sfogo a ogni pensiero, anche il più crudele. In un futuro che si rivelerà presto una prigione nera.

BRAINSTORMING CULTURALE MAGAZINE IL MOVIMENTO CIRCOLARE DELLA CULTURA ( I CONTRO)

September 18, 2017

METAMORFOSYS.0

La versione inspiegabile del mito ovidiano lascia il pubblico perplesso e pieno di domande: esempio di arte performativa, concepito da Vittoria Faro, è un’opera di difficilissima comprensione all’interno della quale gli aspetti negativi travolgono quelli positivi

Nel contesto del Roma Fringe Festival 2017prende vita “Metamorfosys.0”, una rappresentazione di teatro di ricerca il cui scoposarebbe quello di raccontare una realtà umana in un contesto temporale prossimo, dove il virtualefa soccombere il vero.

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September 18, 2017

METAMORFOSYS.0

Fenomenologia del mito da Ovidio alla realtà virtuale

Nell’ambito del Roma Fringe Festival 2017, lo spettacolo di Vittoria Faro sul mito ovidiano è una piccola creatura anch’essa dalle sembianze mutate, proiettate verso l’eternità. Il suo valore intrinseco è affidato alla memoria, custode degli archetipi della conoscenza e riferimento immutabile dell’umanità

“Tutto si trasforma, nulla perisce. Lo spirito vaga […] e s’infila in qualsiasi corpo, e dagli animali passa nei corpi umani e da noi negli animali, e mai si consuma…”. Così scrive Ovidio, nel capitolo dedicato al discorso di Pitagora, all’interno del poema epico – mitologico: “Le metamorfosi”. La citazione è d’obbligo, soprattutto se consideriamo che lo stesso Ovidio ha attinto, come i suoi predecessori, al mito greco, rimodellandolo in maniera del tutto personale.

Alla luce di tale premessa, è ancor più comprensibile quanto è alla base della sperimentazione scenica della regista Vittoria Faro e dei suoi quattro performer, Luigi Biava, Cecilia Mati Guzzardi, Carola Wilson Ripani ed Elisabetta Ventura. L’idea è di rivisitare Ovidio ambientando la nascita di una nuova umanità e le sue evoluzioni in una dimensione tecnologica proiettata nel futuro, dove l’incontro tra gli archetipi e la ricerca di senso da parte dell’individuo sono in perenne conflitto tra loro.

Tre sono i quadri descritti, introdotti da un prologo incentrato sul caos primigenio e la genesi dell’umanità: “Deucalione e Pirra”, “Apollo e Dafne” e “Callisto”. I performer sono avvolti in teli di plastica che li rendono simili a bozzoli, creature forgiate da un dio amorevole che si rivelano indegne di tale privilegio, e per questo subiscono le ire di Giove che li distrugge. Deucalione e Pirra danno origine a una nuova progenie, novelli Adamo ed Eva in una dimensione 2.0.

Elena D’Elia

Foto: Sergio Battista

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